Yasunari Kawabata

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Biografia Yasunari Kawabata

Yasunari Kawabata è stato uno scrittore giapponese.
Kawabata è uno degli scrittori nipponici più noti nel mondo, anche per essere stato il primo giapponese a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1968.
L'infanzia di Kawabata venne funestata dalla perdita prematura dei genitori. Nel 1924 si laureò in letteratura giapponese all'Università Imperiale di Tokyo con una tesi sulla letteratura del periodo Heian (794-1186). I suoi primi interessi letterari furono dedicati all'opera classica Genji monogatari di Murasaki Shikibu e alla stesura di racconti.
Negli anni in cui Kawabata iniziò la sua attività di scrittore, il mondo letterario giapponese andava sempre più approfondendo la conoscenza della letteratura occidentale. Ciò portò, all'interno delle opere di Kawabata e di altri autori contemporanei, alla commistione di spunti presi dalle avanguardie letterarie europee e di elementi della tradizione giapponese. La fascinazione di Kawabata per l'occidente è particolarmente visibile nella sua attività letteraria degli anni '20. In quel periodo fondò, insieme a un nutrito gruppo di giovani autori, un movimento d'avanguardia noto come Shinkankakuha, "Scuola del neo-percezionismo". Le attività del gruppo gravitavano attorno alla rivista Bungei Jidai. Le teorie esposte dai Neo-percezionisti suscitarono accesi dibattiti nel mondo letterario giapponese dell'epoca. La Shinkankakuha produsse in quegli anni anche un film d'avanguardia, la cui sceneggiatura fu scritta dallo stesso Kawabata: "Una pagina folle", diretto da Kinugasa Teinosuke.
Tra le prime opere pubblicate da Kawabata, è degno di nota il racconto La ballerina di Izu (1926), in cui si narra delle peregrinazioni di uno studente delle superiori nella penisola di Izu, e dei suoi incontri con una compagnia di artisti girovaghi. Quest'opera rimane uno dei classici della produzione kawabatiana.
Abbiamo poi le prime antologie di Racconti in un palmo di mano, rapidi bozzetti di vita, spesso della lunghezza di poche pagine, in cui l'autore riesce a esprimersi felicemente, con uno stile che rappresenta, si può dire, il suo marchio di fabbrica: laconico, secco e cristallino. Kawabata scrisse in tutta la sua vita più di un centinaio di questi brevi racconti, forma letteraria cui rimase sempre particolarmente affezionato.
La sua prima opera di ampio respiro è La banda scarlatta di Asakusa (pubblicato in Italia come La banda di Asakusa). All'epoca Kawabata abitava nel quartiere popolare di Asakusa, a Tokyo. Il quartiere era un centro di divertimenti molto popolare, in cui si mescolavano elementi della tradizione giapponese (il tempio del Sensoji, le feste tradizionali annuali) a svaghi moderni in arrivo dall'occidente, come i cinema, i baracconi del tiro a segno, le sale da ballo di Jazz e Charleston. Kawabata cercò di riprodurre l'atmosfera unica del luogo attraverso quest'opera-collage, in cui vennero portate avanti le istanze avanguardistiche del Neo-percezionismo. La banda di Asakusa è caratterizzata da una narrazione frammentaria e volutamente destrutturata. Vi si fa uso divertito e audace di una grande varietà di stili, dallo sketch alla cronaca giornalistica, dal racconto in prima persona al romanzo realista, dalla canzonetta popolare alla citazione colta...
Di pochi anni dopo è il racconto Immagini di cristallo, in cui Kawabata sperimenta con la tecnica narrativa del "flusso di coscienza".
Fin dagli anni dell'università, l'attività letteraria di Kawabata fu molto intensa, come testimoniato dal volume della sua opera (le edizioni delle sue "opere complete" in Giappone ammontano a circa trentacinque volumi). Inoltre, fu sempre attivo collaboratore nell'ambito dell'associazionismo letterario giapponese. Da ricordare, per esempio, il suo ruolo di presidente del P.E.N. Club giapponese per oltre un decennio a partire dagli anni del dopoguerra.
Le sue opere furono spesso pubblicate a puntate su riviste, e vennero spesso sottoposte dall'autore a continui rimaneggiamenti. Il suo romanzo forse più importante, Il paese delle nevi, subì continui ritocchi fino all'edizione definitiva del 1948. Frequentemente il non finito è in Kawabata un elemento strutturale. Quasi considerasse l'opera d'arte una realtà plastica in movimento e non qualcosa di cristallizzato. Spesso si serviva di immagini dinamiche e frammentarie, atte ad evocare sensazioni inconsce più che a descrivere la realtà. Centrale nella sua opera è il rapporto con il concetto di bellezza. Il tema ritorna spesso nei suoi scritti, spesso legato a personaggi femminili o a oggetti d'arte e artigianato giapponese, sia tradizionali che moderni.
Da alcuni è stato sostenuto che le donne dei suoi romanzi siano solo apparenza fisica, cioè siano trattate quasi come oggetti, al pari di preziose ceramiche d’autore. Questo probabilmente è vero per vari dei suoi personaggi femminili, ma non mancano le eccezioni. Basti pensare a Yumiko e Haruko, le protagoniste de La banda di Asakusa, o alla più famosa Komako de Il paese delle nevi. Nel caso di quest'ultima opera, l’autore stesso aveva spiegato che, contrariamente ad altri suoi romanzi, in cui si era in genere ispirato a personaggi di fantasia, qui si trattava della descrizione di una persona reale con cui lui aveva avuto una relazione sentimentale.
Nel 1968 ottenne, primo autore di nazionalità giapponese, il premio Nobel per la letteratura
Fu uno dei primi a scoprire e apprezzare il genio letterario di Yukio Mishima. Pur avendo stigmatizzato pubblicamente il gesto con cui aveva posto termine alla sua vita, analogo del resto a quello di tanti scrittori giapponesi, morì probabilmente lui stesso suicida nel 1972.
La Mondadori ha da poco dedicato a questo autore un volume dei Meridiani, che raccoglie una scelta delle sue opere più importanti, compreso il discorso tenuto in occasione del Nobel.