Vittorino Andreoli

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Biografia Vittorino Andreoli

Vittorino Andreoli è uno psichiatra e scrittore italiano di fama internazionale.
Decide di fare lo psichiatra nel 1959 dopo aver terminato gli studi liceali classici. Amava la filosofia e voleva che il suo lavoro fosse connesso ad essa. Il suo insegnante di filosofia Arturo Pasa, gli consiglia di iscriversi ad una facoltà scientifica. Una concorrente della filosofia in campo scientifico era la psichiatria e si laurea in medicina e chirurgia all'Università di Padova dedicandosi successivamente alla ricerca sperimentale scegliendo l'encefalo come organo di indagine.

Da studente, nel 1961, parte per Parigi dove incontra Jean Dubuffet, ricchissimo commerciante di vino che aveva elaborato, agli inizi degli anni quaranta, una teoria rivoluzionaria che riteneva che l'arte non dovesse avere nulla a che fare con le accademie ed il sapere. Mise insieme una nutrita collezione di opere tutte create da malati di mente e da altre categorie lontane dal condizionamento culturale. Fu creato così il Musée de l'Art brut. Andreoli lo visita e decide di esporre le opere di un ricoverato del manicomio di Verona e diventa uno dei soci del movimento. L'Art brut ha contribuito a spezzare l'inconciliabilità tra arte e follia.

Dopo essersi laureato lavora in Inghilterra all'Università di Cambridge e negli Stati Uniti alla Cornell University di New York dove viene a contatto con Gaetano Catapano che gli suggerisce di scrivere alcuni testi psichiatrici.. In questo periodo è assistente all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dove si rivolge alla ricerca neuropsicofarmacologica. Il comportamento dell'uomo e la follia diventano ben presto il fulcro dei suoi interessi e ciò determina una svolta nel suo impegno verso la neurologia e successivamente la psichiatria, discipline di cui diventa specialista. Lavora alla Harvard University col Prof. S.S.Kety, con un'impostazione psichiatrica che sembra permettere l'integrazione tra interessi biologici sperimentali e clinica.

Attualmente è direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona - Soave. È membro della New York Academy of Sciences. È presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association. Si oppone fermamente alla concezione lombrosiana del delitto secondo cui il crimine veniva commesso necessariamente da un malato di mente, e sostiene la compatibilità della normalità con gli omicidi più efferati.

Nel periodo compreso tra il 1962 e il 1984 egli formula, e per certi aspetti anticipa, l'importanza della plasticità encefalica come "luogo" per la patologia mentale e, dunque, sostiene che l'ambiente contribuisce a strutturare la biologia della follia insieme all'eredità genetica.

È autore di numerosissimi libri che spaziano dalla medicina, alla letteratura alla poesia, e collabora tutt'ora con la rivista italiana Mente e Cervello. Collabora attivamente con il giornale Avvenire, da diversi anni e con l'emittente Sat 2000, per la quale ha realizzato alcune serie di programmi, dalla durata di circa 30 minuti, dedicati alla famiglia (Una sfida chiamata famiglia), gli adolescenti (Adolescente TVB) e le persone anziane (W i nonni).