Salvatore Farina

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Biografia Salvatore Farina

Biografia Salvatore Farina

Nacque a Sorso, nel 1846, ultimo di sei figli tutti scomparsi precocemente. Sorso, il centro più grande della Romangia, regione geografica della Sardegna Nord occidentale, antica baronia aragonese "Encontrada de Romangia", si affaccia sul Golfo dell'Asinara, è poco distante dal mare, gode di una felice posizione geografica, ed è poco distante anche da Sassari, capoluogo di provincia. Il padre, Agostino Farina, fu Magistrato, negli anni Cinquanta dell'Ottocento, aveva iniziato la sua carriera nel suo luogo d'origine, a Tempio, e aveva prestato servizio come procuratore del Re di Sardegna a Tempio, a Nuoro, a Sassari; in quei centri urbani aveva amministrato la giustizia, e a Nuoro anche le carceri, e non senza rischi personali. La madre Chiara Oggiano apparteneva ad una famiglia benestante originaria di Sorso. Gli anni della sua infanzia a Sassari, furono anni di formazione primaria, studiò grammatica e retorica sotto la guida dello scolopio padre Romaneddu delle Scuole Pie. A Sassari frequentò il ginnasio e il liceo classico, fu compagno di studi e amico dello storico Enrico Costa. Nel 1855 durante l'epidemia di colera, durata molte settimane, e che aveva mietuto migliaia di vittime, e soprattutto sassaresi, morì la nonna materna Caterina Oggiano Addis. Nel 1857 seguì ad essa la perdita dolorosissima della madre, che a soli trentasei anni era stata colpita da paralisi mentre lo scrittore ne aveva undici, e infine la scomparsa del fratello Pietro Luigi che a soli quindici anni si era spento "per un soffio d'aria". Dopo la morte della madre, al seguito del padre - che si era risposato - e che si trovava a Casale Monferrato e che era stato nominato da alcuni mesi Avvocato Generale dello Stato Sabaudo, nel 1860 si trasferì a Casale Monferrato, nel periodo della trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d'Italia. E a Casale Monferrato, centro agricolo e commerciale sulle rive del fiume Po, roccaforte cinquecentesca che nel Settecento con il passaggio ai Savoia aveva perso il suo ruolo di capitale, Salvatore Farina dette inizio alla sua primissima produzione letteraria guidato da uno scrittore mazziniano e guerrazziano che era stato il suo insegnante di lettere italiane al Liceo, Ferdinando Bosio. L'apprendistato letterario, durante gli anni del Liceo, fu ironicamente ricostruito dall'autore stesso: "Ferdinando Bosio tenne a battesimo il mio primo aborto letterario. Voleva essere una novelluzza di genere boccaccevole, ma più castigata; se no io non avrei osato farla leggere al professore, né il professore m'avrebbe invitato a leggerla a voce alta in iscuola alla scolaresca."

I suoi studi furono regolari, in privato ottenne la licenza liceale a Pavia. Negli anni degli studi a Pavia prese a frequentare i teatri e ad accarezzare l'idea di intraprendere la carriera di attore teatrale, restò per sempre legato al mondo del teatro e della lirica anche come librettista. Frequentò la Facoltà di Giurisprudenza prima a Pavia e poi a Torino. Conseguì la laurea nel 1868 a Torino, e un mese dopo, il nove settembre, terminati gli studi vendette i mobili, la marsina da avvocato e i codici, sposò Cristina Sartoris e si trasferì a Milano, con il fermo proposito "di fare un portento: vivere di letteratura e di letteratura soltanto!" A Milano, visse di letteratura e giornalismo e risiedette più o meno stabilmente fino alla morte.

Pubblicò i suoi primi scritti negli anni Sessanta dell'Ottocento, su "L'Emporio pittoresco", insieme a Iginio Ugo Tarchetti, al quale fu legato da profonda e fraterna amicizia. Il suo primo volume: Cuore e blasone, fu pubblicato nel 1867. La sua carriera di scrittore fu prolifica, la sua bibliografia comprende settanta titoli circa tra i quali alcuni di essi ebbero uno straordinario successo di pubblico e di critica, e una grande fortuna all'estero, in particolare in Germania. La sua collaborazione presso le case editrici Treves e Sonzogno e altre lo vide impegnato in una attività indefessa di traduttore, consulente, di adattatore dei libretti d'opera insieme ad Arrigo Boito e Vittorio Imbriani. Lavorò dal 1869 alla "Gazzetta Musicale di Milano" di Casa Ricordi, e negli anni Settanta e Ottanta collaborò attivamente come redattore a diverse pubblicazioni periodiche: "Nuova Antologia", "Rivista italiana", "Gazzetta letteraria", "Illustrazione", "Fanfulla della Domenica", e alle riviste che si pubblicavano in Sardegna come: "La Stella di Sardegna", "Vita sarda".
Fece ritorno in Sardegna nel 1881, dopo vent'anni di assenza, e nel 1882 venne candidato al Parlamento del Regno d'Italia, nel collegio di Sassari, ma non fu eletto.
Nel 1884 venne colpito da una grave forma di afasia che riuscì a curare dopo un lungo periodo di convalescenza nel quale compì numerosi viaggi per l'Europa centrale e settentrionale. Su iniziativa di Angelo De Gubernatis suo caro amico e corrispondente, nel 1907, venne celebrato in suo onore nell'Aula del Collegio Romano, un giubileo per i quarant'anni di attività letteraria.
Nel 1911 viaggiò in Africa, nel 1912 in Svizzera, e in Scandinavia.
Fu drammaturgo e giornalista. Diresse "La Gazzetta musicale" e "Rivista minima". Fu infine industriale chimico-farmaceutico.

Morì il 15 dicembre del 1918 e venne sepolto nel Cimitero monumentale di Milano. Fu amico di Giovanni Verga, Edmondo De Amicis, Giuseppe Giacosa e altri scrittori illustri del suo tempo.