Eugène Ionesco

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Biografia Eugène Ionesco

Biografia Eugène Ionesco

Nato a Slatina, in Romania, nel 1912 da padre romeno e da madre francese di origini greche e romene, si trasferì con i genitori a Parigi l'anno seguente, dove ben presto fece esperienza della guerra. Le immagini atroci e confuse di questo periodo impressionarono a tal punto il piccolo Eugène da tornare ricorrentemente nelle sue opere. Al termine della guerra, Ionesco si trasferì con la sorella nel piccolo villaggio Chapelle-Anthenaise, nella Mayenne. Questo soggiorno fu pervaso di serenità e tranquillità: i ricordi su di esso sono sereni. Tornato a Parigi, Ionesco scrisse la sua prima pièce: un dramma patriottico.
Nel 1925 tornò in Romania e imparò il romeno; nonostante il desiderio di diventare attore, si iscrisse, sotto spinta del padre, all'Università di Bucarest. Negli anni trenta scrisse e pubblicò versi e articoli di critica da cui già traspaiono quelli che poi saranno i principi fondamentali della sua drammaturgia.
Sposatosi nel 1936 con Rodica Burileano (da cui nel 1944 avrà la figlia Marie-France), Ionesco diventò professore ordinario e ricevette due anni più tardi una borsa di studio dal governo rumeno per scrivere a Parigi una tesi sui temi della morte e del peccato nella poesia francese dopo Baudelaire.
Nella primavera del 1939 compì un pellegrinaggio a Chapelle-Anthenaise, dove ogni luogo e ogni oggetto è carico di passato e di ricordi, ma con lo sfondo di una nuova guerra.
Dal 1941 al 1944 lavora all'ambasciata romena presso il governo collaborazionista francese di Vichy. vIonesco fu colpito in modo tale che decide di comunicare ai suoi contemporanei le verità essenziali appena scoperte: scrive La cantatrice calva, un'opera teatrale che si potrebbe definire didattica. Queste verità essenziali diventano però folli, la parola si disarticola, e ne risulta una tragedia del linguaggio. La cantatrice calva, definibile anti-pièce, viene messa in scena per la prima volta l'11 maggio 1950 al Théâtre des Noctambules, ma se da un lato attira l'attenzione di diversi critici e letterati (come la sua amica Monica Lovinescu) e del Collegio di patafisica, dall'altro risulta un vero fallimento di pubblico. Ionesco non si lascia scoraggiare, perché ora sa ciò che ha da dire e il modo in cui dirlo.
Contrario alle rivoluzioni, politicamente può essere definito un "anarchico di destra".
Negli anni tra il 1950 e il 1952 scrive altre 8 pièces che già definiscono i suoi principi di drammaturgia.
Se il pubblico iniziò a interessarsi a lui, le polemiche furono feroci e altrettanto numerose. Per difendere il proprio modo di fare teatro, Ionesco fece conferenze, scrisse saggi, rilasciò interviste e, nel 1955, fa un impromptu, un "improvviso" (Impromptu de l'Alma), dove egli stesso entra in scena. Attaccato da tre "dottori in teatrologia", Bartolomeo I, II e III che citano Aristotele, Sartre e Brecht, Ionesco si difende e si giustifica.
Nel frattempo La cantatrice calva viene scoperta da un pubblico che ha superato il primo shock generato dal teatro dell'assurdo. Inizia a questo punto lo straordinario successo della pièce che dal 1957 viene ininterrottamente recitata nel piccolissimo Théâtre de la Huchette, situato nel cuore del Quartiere Latino (ancora oggi - 2009 - le rappresentazioni sono quotidiane; agli spettatori di allora si sono aggiunti i figli e i nipoti, ma la magia di quel testo al di fuori del tempo si rinnova ogni volta).
Nel 1958, con la pubblicazione di Rinoceronte, Ionesco raggiunse il massimo successo: conferenze, colloqui, viaggi intorno al mondo diventano quotidiani, ma anche le critiche si inasprirono: il drammaturgo venne accusato di conformismo e di noncuranza per l'attualità, di non essere engagé, politicamente impegnato. Ionesco rispose alle accuse e in questo modo definì le linee guida della propria drammaturgia, i propri problemi di scrittore, la propria esperienza in teatro. Ne risulta il libro Note e Contro-Note. A questo punto, Ionesco scrisse non più per schernire, ma per capire la vita e la morte. È tentato dall'aspetto serio e tragico della vita.
Le opere degli anni settanta sono pervase da rassegnazione: Ionesco fu testimone della Primavera di Praga, della guerra del Vietnam, degli attentati terroristici alle Olimpiadi di Monaco, e definì il mondo e la condizione umana con un solo aggettivo: assurdi.
Ionesco morì il 28 marzo 1994, ed è sepolto nel cimitero di Montparnasse.