Edgardo Sogno

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Biografia Edgardo Sogno

Biografia Edgardo Sogno

Eroe della Resistenza, Medaglia d'oro al Valor Militare, diplomatico di indiscusso prestigio, quella di Edgardo Sogno è una biografia singolare e controversa che tuttora suscita dibattito e valutazioni discordi. Uomo impulsivo, spericolato, avventuroso, coraggioso fino all'incoscienza, il suo viscerale anticomunismo e le sue iniziative politiche gli attirarono numerosi nemici ed accuse, mai giudizialmente accertate, di cospirazione volta a sovvertire l'ordinamento democratico.

Discendente da una famiglia di antica nobiltà sabauda originaria di Camandona (BI); dopo aver ottenuto la maturità classica, nel 1933 entrò nell'esercito e venne nominato sottotenente nel Reggimento "Nizza Cavalleria". Laureatosi in giurisprudenza e in scienze politiche, nel 1938 per anticomunismo prese parte alla Guerra civile spagnola. Benché servisse tra le file dei franchisti non fu fascista, ma liberal-nazionale. Nel 1940 entrò in diplomazia. A Roma frequentò alcuni circoli antifascisti, tra cui quelli di Benedetto Croce e Giaime Pintor.
Nel 1942 venne richiamato alle armi e trasferito in Francia ma un anno più tardi fu arrestato con l'accusa di alto tradimento per aver auspicato pubblicamente la vittoria militare degli Stati Uniti d'America.

Monarchico, prese parte alla Resistenza, ottenendo una Medaglia d'oro al valor militare. Vicino al Partito Liberale Italiano all'epoca in clandestinità lo rappresentò nel CLNAI.
Dopo l' 8 settembre attraversò il fronte, scese al Sud e di lì, dopo qualche contatto con il governo del re, ritornò al Nord, per crearvi l'«Organizzazione Franchi», una delle migliori formazioni militari sorte durante la Resistenza. La sua impresa più brillante, anche se sfortunata, fu la tentata liberazione di Ferruccio Parri, allora detenuto nell'albergo di via Santa Margherita, a Milano, dove le SS avevano il loro quartier generale. Indossò una uniforme tedesca ed entrò nell'albergo fingendosi latore di messaggi speciali, ma venne catturato e mandato in un lager della provincia di Bolzano, da dove uscì vivo nelle ultime settimane del conflitto.

Tra il 1945 ed il 1946 fondò e diresse le testate Corriere Lombardo e Costume. Eletto deputato all'Assemblea Costituente in rappresentanza del PLI, dopo il referendum del 2 giugno che vide l'affermazione della Repubblica fece senza successo numerosi appelli alla Corte di Cassazione, al fine di rovesciare il risultato delle urne.
All'inizio degli anni cinquanta pubblicò un giornale anticomunista intitolato Pace e libertà che fu per qualche tempo sul punto di trasformarsi in movimento politico. Quando gli ungheresi insorsero a Budapest nell'autunno del 1956, si gettò nella mischia e mise in piedi un'associazione che operava da Vienna per accogliere i profughi in fuga dalla repressione sovietica.

In dissenso con i liberali, lasciò la politica per dedicarsi alla diplomazia. Nel 1938 aveva vinto il concorso per la carriera diplomatica, ma il posto gli era stato tolto all'ultimo momento, a causa di un cambiamento di graduatoria. Ricorse al Consiglio di Stato, ed ebbe il posto di cui era stato privato.
Grazie al suo passato militare fu nominato nel 1951 membro del Planning Coordination Group della NATO, cosa che comporterà il suo trasferimento a Londra alla segreteria dell'Alleanza Atlantica. L'anno successivo frequenta i corsi al Defense College della NATO a Parigi, un organismo creato da Eisenhower per formare quadri destinati alla guerra psicologica contro il comunismo.
Prestò servizio a Buenos Aires, Parigi, Londra e negli Stati Uniti, quindi fu nominato ambasciatore d'Italia, in Birmania. Ma non approvando il giudizio negativo del governo di centrosinistra sulla guerra del Vietnam decise di dimettersi.

Nel 1971 rientrò in Italia e diede vita ai Comitati di Resistenza Democratica, una serie di centri politici nati in funzione anticomunista.
Negli anni settanta Sogno si convinse che l'Italia necessitava di una repubblica presidenziale e quindi di una riforma costituzionale simile a quella che il generale de Gaulle aveva ottenuto in Francia. Strinse amicizia con Randolfo Pacciardi, fautore della repubblica presidenziale e si associò alla loggia massonica eversiva P2.
Prese contatti con diversi generali e preparò un progetto di governo. Nelle sue intenzioni, doveva svolgersi "un'operazione largamente rappresentativa sul piano politico e della massima efficienza sul piano militare" come scrive lo stesso Sogno (Messori-Cazzullo, Il mistero Torino, pag. 423) e lo scopo era spingere il presidente Leone a nominare un nuovo governo capace di modificare la costituzione in senso presidenzialista.
Al ministro della Difesa Giulio Andreotti si attribuisce il merito di aver spostato i vertici militari coinvolti, ostacolando il progetto golpista, che comunque, non andò mai oltre la fase dell'ideazione. Paolo Emilio Taviani raccontò, dopo la morte di Sogno, di averne riferito le intenzioni alla Procura della Repubblica di Torino.
Nel 1974 il magistrato Luciano Violante lo accusò di aver pianificato insieme a Randolfo Pacciardi e a Luigi Cavallo il cosiddetto Golpe bianco "al fine di mutare la Costituzione dello Stato e la forma di governo con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale": finì per un mese e mezzo a Regina Coeli insieme a Luigi Cavallo, ritenuto dal giudice Luciano Violante il vero ideatore del Golpe bianco. Randolfo Pacciardi e Luigi Cavallo smentirono in numerose rettifiche e in emissioni televisive qualsiasi tentativo di Colpo di Stato.
Contemporaneamente, Violante prendeva atto del trasferimento a Roma delle istruttorie, e si dichiarava territorialmente incompetente a proseguire l'indagine che si concluse qualche anno dopo con un proscioglimento pieno, per non aver commesso il fatto.

Negli anni novanta Tangentopoli e il collasso del vecchio sistema politico gli dettero la sensazione che la sua speranza di un'Italia gollista avrebbe potuto finalmente avverarsi. Si rimise a scrivere con grande entusiasmo, pubblicò alcuni libri e fece altre battaglie.
Uomo scomodo, ingombrante, ma coerente e di grande drittura morale e di un fermo anticomunismo , fu detestato da una larga parte della sinistra, ma poco amato anche dalla destra. Riottenne una certa notorietà negli ultimi anni della sua vita. Tornò sulla scena politica nel 1996, candidandosi al Senato con Alleanza Nazionale a Cuneo: non eletto, si ritirò a vita privata.
Morì nel 2000 dopo avere scritto una "Lettera agli amici", che fu il suo testamento politico. Gli furono decretati funerali di Stato, che si svolsero a Torino ed al ternine dei quali la salma fu tumulata a Camandona.