Ardengo Soffici

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Giallista
Fantascienza
Romanziere
Poeta
Saggio
Tutti
Top Autori
Top Libri
Novita'
Contattaci
Aggiungi ai favoriti
Biografia Ardengo Soffici

Biografia Ardengo Soffici

Ardengo Soffici nacque a Rignano sull'Arno il 7 aprile del 1879, da famiglia di agiati agricoltori.
Nella primavera del 1893 si trasferì a Firenze con la famiglia e assistette, senza nulla poter fare, alla rovina finanziaria del padre che li condusse alla povertà.

I suoi studi, indirizzati verso l'arte e solo marginalmente verso la letteratura, furono presto interrotti ed egli dovette presto cercarsi un lavoro presso lo studio di un avvocato fiorentino.
Risalgono a questo periodo i suoi contatti con un ristretto gruppo di giovani artisti che si muovevano intorno all'Accademia delle Arti e alla Scuola del Nudo dove erano maestri Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.
Soffici giunse attraverso la pittura nel mondo della cultura e da autodidatta divenne scrittore.

Era intanto morto il padre e la madre si era trasferita presso alcuni parenti a Poggio a Caiano; così Soffici nel 1903 decise di abbandonare l'ambiente ristretto in cui viveva e, imitando alcuni amici artisti, si recò a Parigi.

A Parigi Soffici lavora come illustratore su riviste importanti come L'Assiette au Beurre; è malpagato e conduce una vita di stenti e rinunce. Qui però ha la possibilità di incontrare artisti emergenti e già affermati come Guillaume Apollinaire, Pablo Picasso e Max Jacob, e frequentare il mondo vivace che si era formato intorno alla rivista La plume. Per quest'ultima e per L'Europe artiste scrive numerosi articoli. Importanti anche gli incontri con artisti e scrittori italiani, come Giovanni Vailati, Mario Calderoni e Giovanni Papini, con il quale stringerà, al ritorno in Italia, una forte amicizia, nonostante la diversità di carattere.

È in questo periodo che si formano le radici di Soffici scrittore. Egli infatti inizia a scrivere articoli di critica d'arte che invia al Papini. Gli articoli saranno pubblicati sul Leonardo con lo pseudonimo di Stefan Cloud ("nuvola di corone", ma forse solo "Stefano Nuvola").

Rientrato a Firenze nel 1907 e stabilitosi a Poggio a Caiano, Soffici consolida la sua amicizia con Papini che incontrava al famoso caffè Paszkowski, o che invitava nella serena casa del Poggio.
Di quell'epoca è anche l'amicizia con Giuseppe Prezzolini i cui scritti comparivano sul Leonardo sotto lo pseudonimo di Giuliano il Sofista.

Quando Papini e Prezzolini fondano La Voce, nel 1908, egli ne disegna la testata e in seguito, con la cura delle rubriche d'arte, ne diventa uno dei più impegnati collaboratori.
Contemporaneamente inizia la collaborazione ad una singolare rivista mensile, La Riviera Ligure, pubblicata dai fratelli Angiolo Silvio e Mario Novaro ad Oneglia alla quale contribuivano con i loro scritti Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Giovanni Marradi, Luigi Pirandello, Francesco Chiesa e gli allora meno noti Marino Moretti e Massimo Bontempelli.
Intanto, grazie alla guida di Papini e Prezzolini e alla parte attiva che egli prende nelle discussioni e nelle polemiche tra idealisti, materialisti, spiritualisti, romantici, classicisti e modernisti dell'arte, si allarga il suo orizzonte culturale.
In questo periodo (1910) Soffici ritorna a Parigi, dove viene a conoscenza dell'opera di Arthur Rimbaud, poeta allora quasi ignoto in Italia: nel 1911 pubblicherà nei Quaderni de La Voce una monografia su di lui.

Rientrato in Italia nel 1911, visita una mostra di pitture futuriste a Milano riportandone, come egli stesso dice, una "delusione sdegnosa" che manifesta in un articolo di critica su La Voce.
La reazione dei futuristi è violenta. Marinetti, Boccioni e Carrà, raggiungono Soffici a Firenze e lo aggrediscono mentre siede al caffè delle "Giubbe Rosse" in compagnia dell'amico Medardo Rosso. Ne nasce una grande pubblicità e un grande tumulto rinnovatosi alla sera, alla stazione di Santa Maria Novella, quando Soffici, accompagnato dagli amici Prezzolini, Slataper e Spaini, vuole rendere la contropartita.
La riconciliazione con i futuristi avverrà più tardi, grazie alla mediazione dell'amico Aldo Palazzeschi.

Con il passare del tempo l'insofferenza di Soffici e di Papini per Prezzolini si acutizza a causa dei concetti con i quali quest'ultimo dirige La Voce.
La rivista pubblicava infatti dei Quaderni aperti ad ogni tendenza e ai più disparati argomenti a somiglianza dei Cahiers de la Quinzaine pubblicati a Parigi a cura di Charles Péguy, ma Prezzolini era ancorato a una formula "scientifica", mentre Papini e Soffici erano maggiormente aperti verso la letteratura e la poesia e inoltre, sia Papini che Soffici, negli ultimi tempi, si erano riconciliati con certe suggestioni futuristiche ma si erano trovati in urto con le idee ostili di Prezzolini.
Il 1' gennaio del 1913 Soffici, insieme a Papini, fonda la rivista Lacerba.
In quei mesi incontra anche Dino Campana, che gli affida il manoscritto dei Canti Orfici sperando di trovare in lui, grazie all'ampia conoscenza che egli aveva dell'ambiente culturale dell'epoca, un aiuto per la pubblicazione della raccolta. Ma Soffici non dà riscontro alla richiesta, ed anzi dimentica il manoscritto in una soffitta, dove verrà ancora ritrovato dopo la sua morte.
È questo un periodo ardente trascorso tra Firenze, Poggio a Caiano e Parigi: di questi anni sono le opere più significative di Soffici e anche le più discusse.

Giunse la guerra, che Soffici aveva con forza auspicato sui fogli del "Lacerba" come reazione contro la "Kultur" germanica, considerata una minaccia mortale per l'intera umanità, ed egli si arruolò come volontario partecipando a diversi combattimenti sulla Bainsizza, restando ferito due volte e ottenendo una decorazione al valore militare.
Da questa esperienza nasce il Kobilek-Giornale di battaglia (1918) e dall'esperienza seguente a Caporetto, come ufficiale addetto all'ufficio propaganda della 2a Armata, nel 1917, La ritirata del Friuli, che uscirà nel 1919.

Terminata la guerra Soffici diventa collaboratore de Il Popolo d'Italia, del Corriere della sera, di cui diresse la terza pagina, e di Galleria.
Nel 1919 fonda con Papini la rivista La Vraie Italie, che mira a un'intesa intellettuale tra l'Italia e gli altri Paesi europei: la rivista cessa le pubblicazioni dopo 12 numeri.

Intanto, con il trascorrere degli anni, si andava manifestando un "uomo diverso". Il Soffici che aveva fatto conoscere agli amici fiorentini Cézanne, i cubisti, Apollinaire e che aveva espresso e ravviato l'entusiasmo per Rimbaud, ripiega verso uno stile decoroso e foscoliano classico e in politica aderisce al fascismo. Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali fascisti, nel 1937 si allontana da Mussolini ma rimarrà fedele al regime fino alla sua caduta. Nel 1938 compare nel manifesto, pubblicato sui giornali, firmato da molti intellettuali in appoggio alle leggi razziali appena emanate. Nel 1943, dopo l' 8 settembre, insieme a Barna Occhini, fonda la rivista "Italia e civiltà" che esce, per 23 numeri, nel 1944, propugnando l' amor patrio, il carattere sociale del fascismo, la fedeltà ai tedeschi. Dopo la guerra fu brevemente internato per collaborazionismo, a Collescipoli vicino a Terni, insieme a Barna Occhini.