The Almost Stories

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Giallista
Fantascienza
Romanziere
Poeta
Saggio
Tutti
Top Autori
Top Libri
Novita'
Contattaci
Aggiungi ai favoriti

The Almost Stories

Stephen King

Dettagli: Insieme di alcuni lavori abortiti ad uno stadio più o meno avanzato di realizzazione, e seguiti, mai concretizzati, di storie già pubblicate

Trama: - The Rats are loose on Flight 74: In un’intervista concessa a Douglas E. Winter (dal titolo Faces of Fear, una serie di incontri con scrittori horror) Stephen King espone alcune idee al cui sviluppo ha già lavorato, ma che non ha mai messo sulla carta. Questa idea in particolare parte da una paura, quella di volare, e si fonde con un’altra paura: la paura dei ratti. In questo racconto i ratti escono furi da ogni parte di un aeromobile in volo e si cibano delle persone a bordo.

- The “Kiddie Ride” story: nel corso di un’altra intervista rilasciata nel 1988 Stephen King racconta che, guardando dei bambini correre sulle loro macchinine, gli venne in mente un’idea scaturita da una di quelle domande che iniziano con: “cosa accadrebbe se...”: King immagina una mamma mettere il proprio bambino dentro la sua macchinina e, dopo averlo più volte visto sfrecciare tranquillo su e giù, accorgersi che il bimbo è sparito. Anche questa angosciante storia è stata concepita soltanto a livello di idea ma mai messa per iscritto.

- The “Airport Ladies’Room” story: nella stessa intervista del 1988 si parla anche di un’altra storia ambientata in un aeroporto. Marito e moglie sono in attesa del loro volo e la moglie ad un certo momento si allontana per andare al bagno, il marito attende fuori. Passa il tempo e la moglie non esce. Nel frattempo, accanto al marito della donna, si fanno sempre più numerosi i mariti, fidanzati, padri e figli di donne entrate nella toilette e mai uscite. Ipotetici sviluppi della storia prevederebbero l’intervento della sicurezza aeroportuale. King non è mai andato oltre la mera esposizione verbale dell’idea, di questa storia non si sa altro.

- The “Werewolves in Connecticut” story: una storia nata a tavola mentre King stava pranzando assieme al suo manager Arthur Greene e con Bryan Miller, editorialista esperto in gastronomia del New York Times. La mente di King è sempre pronta a recepire e sviluppare al volo nuove idee, anche mentre è impegnato ad assaporare una gustosa bistecca. Durante il pranzo, infatti, a Miller capitò di far riferimento ad un suo precedente lavoro giornalistico nel Connecticut, e allora King descrisse la scena nella quale il giornalista accetta questo questo incarico nel Connecticut a causa della moglie morta, o affetta da malattia invalidante, ed è proprio allora che i lupi mannari si fanno vivi. Il giornalista è l’unico a rendersi conto dell’avvenimento ma non viene creduto da nessuno, né dal pubblico, né dal proprio direttore. Anche questa storia non è mai andata oltre la mera esposizione verbale.

- Stephen King’s Desert Island: questa storia non rimase soltanto nella mente di King ma, almeno in parte, fu messa per iscritto per la rivista “Condé Nast Traveler” nel luglio del 1990. E’ il risultato della clasica domanda spesso rivolta a personaggi famosi: “Se naufragasse su un’isola deserta, quale libro vorrebbe avere con sé?”. King confessa di ritenere pressoché nulle le sue possibilità di sopravvivenza in simili frangenti, privo delle fantastiche risorse dei personaggi come Robinson Crusoe, o di quei romanzi, come “Il signore delle mosche”. La parte messa per iscritto da Stephen King consiste in una sorta di imitazione dello stile avventuroso tipico dei romanzi di questo genere.

- The censored scene of “’Salem’s Lot”: in un’intervista, concessa a Playboy nel 1983, King rivela ai lettori quanto oltre si sarebbe spinto nei suoi romanzi horror. ‘Salem’s Lot è l’unico caso in cui un suo romanzo fu censurato dall’editore stesso. In questa scena il capo dei vampiri richiama i ratti che infestano tutte le fogne della città, e questi sciamano ovunque come uno sterminato tappeto vivente che divora qualsiasi cosa sul suo percorso. Jimmy Cody, il medico del paese, ne viene travolto. Con il corpo completamente dilaniato dai morsi, ridotto a brandelli sanguinolenti e ormai spacciato, quando apre la bocca per urlare e cercare di avvisare gli altri viene assalito da altri topi inferociti, uno dei quali gli si infila in bocca divorandogli la lingua. L’editore Doubleday impose il taglio di questa scena per la pubblicazione.

- The sequel of “‘Salem’s Lot”: una nuova intervista rilasciata in quegli anni contiene una nuova rivelazione su “‘Salem’s Lot”: Stephen King aveva intenzione di scrivere un seguito già all’indomani della pubblicazione di questo romanzo che, prima di scrivere IT, era il suo libro preferito. King tratteggia brevemente la storia: Padre Callahan, dopo essersi lasciato alle spalle il passato, giunge in autobus a New York e successivamente a Detroit dove, smesso l’abito talare, organizza una mensa per i poveri e gli alcolizzati della città. Un giorno uno di questi disperati, morente, chiede di vederlo e, prima di spirare tra le sue braccia, gli dice che non è ancora finita nel Lot. Questo doveva essere l’esordio del seguito. King dice che nelle sue intenzioni c’entravano sicuramente i vampiri, ma che questi non avrebbero rivestito il ruolo di maggior problema in quel frangente. Questa storia non è stata mai messa sulla carta, ed è lo stesso King a spiegarne il semplice motivo: il tempo. Meditò a lungo sulla stesura di questo nuovo romanzo, ci fu un periodo in cui pensava ad affidarne la scrittura a Tabitha, e arrivò persino a ipotizzare una stesura a quattro mani sempre con la moglie. Ma il tempo è trascorso, i ragazzi di allora sono cresciuti, e le cose sono mutate profondamente: ciò che si vuol scrivere, o lo si scrive quando è il momento oppure non lo si scrive più.

- The “Jonestown/Jim Jones” novel: nel 1989, su uno dei bollettini periodici di Waldenbooks che pubblicano le novità letterarie, recensioni e interviste agli scrittori, uscì un’intervista a Stephen King nella quale si parla del suo desiderio di scrivere una storia basata sull’agghiacciante vicenda del reverendo Jim Jones e sulla sua setta di fanatici che culminò, nel 1978, con la famigerata strage di Jonestown nella Guyana, nel corso della quale oltre novecento dei suoi adepti furono indotti, o costretti, ad uccidersi col cianuro, e dove trovò la morte anche un deputato statunitense che indagava sul fenomeno. Ad oggi non risulta che sia stata mai scritta.

- The “Western” novel: nel 1989 Stephen King affermò di aver seriamente tentato di scrivere un romanzo western, genere per il quale ha una spiccata predilezione, e di aver già scritto circa 160 pagine; ma di tutta la storia, sostiene King, non c’è che una scena veramente buona: quella nella quale un vecchio, completamente ubriaco, cade nel porcile fuori dalla fattoria, e finisce mangiato vivo dai maiali. “Questo, è ciò che accende la mia mente!” confessa King, “Per motivi che non mi so spiegare”.

- Steel Machine: Nel romanzo “La metà oscura”, che sarebbe stato pubblicato come opera di Richard Bachman se la vera identità del suo autore non fosse stata scoperta poco prima, vengono riportati degli estratti di tre libri di George Stark: “Machine’s way”, “Riding to Babylon” e “Steel Machine”. Nel 1989 King rivelava che il suo editor alla casa editrice Viking gli suggerì un giorno di scrivere davvero uno dei libri attribuiti a Stark, e che la scelta cadde su “Steel Machine”: il libro che Thad Beaumont è costretto a scrivere dal suo malefico alter ego. King ha precisato in seguito, non senza ironia, che se questo libro vedesse la luce si tratterebbe di un’opera di Richard Bachman non di George Stark, perché George non esiste ma Richard sì. Dopotutto, aggiunge King, siamo proprio sicuri che sia stato tirato fuori tutto dal vecchio baule nel quale Claudia Inez Bachman ha scovato il manoscritto de “I Vendicatori”?

- The Baseball novel: nella stessa intervista resa al Waldenbooks nel 1989, Stephen King rivelava al suo intervistatore di avere in mente di scrivere un romanzo sul baseball, e di non aver mai detto niente al riguardo prima di allora perché, di tutte le opere che si proponeva di realizzare, si trattava del libro più vicino alla effettiva concretizzazione. Bisogna ricordare che King non è nuovo all’esternazione di questa sua passione per il baseball: nell’aprile del 1990 apparve un suo articolo dal titolo “Head Down” sul The New Yorker, nel quale parla della squadra di suo figlio Owen, il Bangor Little League. Ancora nel 1990, in ottobre, conferma le sue intenzioni circa la stesura di un romanzo sul baseball, ma da allora non se n’è saputo più niente.

- The Evangelist novel: King, sempre nel corso di un’intervista resa al Waldenbooks, manifestò l’intenzione di scrivere un romanzo che parlasse di religione. Anche questo aspetto non è del tutto inedito nelle sue opere: “Desperation” parla di una malvagia entità chiamata Tak che viene risvegliata dalle profondità di una cittadina mineraria. L’unica persona sulla quale Tak non può esercitare alcun potere è un giovane ragazzo che ha la facoltà di poter parlare con Dio.

- The Christ novel: ancora nel corso della stessa intervista viene ventilata la stesura di un romanzo incentrato sulla figura di Gesù. Anche se viene in mente la similitudine tra il pio e devoto David Carter di Desperation ed il Cristo, non si può tralasciare il fatto che, dal senso della sua intervista, traspare l’intenzione di scrivere qualcosa sulla vera figura storica di Gesù. Nulla del genere ha mai visto la luce tra le opere di King.

- The “Australian” short story: nell’ottobre del 1997, dopo un giro dell’Outback australiano in motocicletta, King espresse la sua ammirazione per quel paesaggio selvaggio che rendeva l’idea dell’immaginifico e sconfinato West. Ai suoi ammiratori australiani confessò che gli sarebbe piaciuto moltissimo poter ambientare un suo romanzo in Australia, ma che per farlo necessitava di tempo affinché potesse assimilare tutte le influenze dell’Outback e del paese, per riuscire poi a trasporre nel testo le emozioni suscitate dalla selvaggia natura di quei territori.

- The “Eyes of the Dragon” sequel: nel corso dello stesso incontro in Australia qualcuno chiese a Stephen King se avesse intenzione di scrivere un seguito de “Gli occhi del drago”, la risposta fu: “Andate a leggere i libri della Torre Nera”.


Commenti


Nome
Commento