Santa Barbara Dei Fulmini: Una Storia Di Stregoneria
Jorge Amado
Titolo originale: O Sumido Da Santa: Una História De Feitiçaria
Anno: 1988
Trama: Il romanzo si ambienta tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta nella Città di Bahia, o meglio, Città del Salvador della Baia di Tutti i Santi. Qui, in occasione dell'esposizione in un museo d'arte religiosa, una statua rappresentante Santa Barbara («quella dei Fulmini», sincretizzata con la dea africana Yansã) viene trasferita dalla Cattedrale di Santo Amaro, nel Recôncavo (presso la quale è abitualmente esposta ai fedeli) al Museo d'Arte Sacra dell'Università Federale di Bahia (ex convento di Santa Teresa). Il trasferimento della statua avviene su di un peschereccio, il Viajante sem Porto, guidato da Mastro Manuel e sua moglie Maria Clara, assistiti da un giovane sacerdote, padre Abelardo Galvão (curato della parrocchia di Piaçava, nel Sertão) e da una suora del Convento della Lupa (chiamato anche Convento delle Penitenti), suor Maria Eunice, per vegliare sulla statua. Il viaggio non incontra intoppi, ma una volta raggiunta la banchina (la Rampa del Mercato) e attraccata l'imbarcazione, la statua della Santa sparisce. La notizia getta nello scompiglio la città, e soprattutto Don Massimiliano von Gruden, direttore del Museo d'Arte Sacra dove la statua doveva essere esposta. Elemento di punta della mostra, essa doveva suggellare, infatti, l'uscita di un saggio da lui scritto dove si spiegavano le origini dell'immagine sacra e si chiariva ogni dubbio da sempre legato ad essa (come il perché stringesse nelle mani un mazzetto di fulmini invece della canonica torre e palma). Don Massimiliano si precipita dalle principali autorità per raccontare l'accaduto e ritrovare al più presto la statua. Le teorie sul furto sono diverse: la Sicurezza Pubblica, ovvero la Polizia Statale, considera l'evento come l'ennesimo atto di vendita delle reliquie da parte degli stessi parroci (il principale sospettato sarebbe padre Abelardo, il sacerdote che accompagnò il simulacro durante il viaggio, già sulla lista nera sia delle autorità statali che della Chiesa per avere incitato ribellioni contro i proprietari delle fazende); mentre per il Colonnello della Polizia Federale il furto sarebbe opera della mafia organizzata.
La verità è però tutt'altra: una volta attraccata alla banchina, la statua aveva assunto le sembianze di una donna in carne e ossa (Santa Barbara per i cristiani; Yansã per i brasiliani) e aveva lasciato il suo piedistallo per girare fra le strade di Bahia con la missione di "occuparsi di certe faccende importanti", ovvero rimettere a posto situazioni ingiuste e atteggiamenti offensivi nei suoi confronti e soprattutto nei confronti della vita, come quello di dona Adalgisa, una fervente cattolica di origini spagnole, ma arida, acida con il prossimo, solita a picchiare e terrorizzare a colpi di scudiscio la nipote Manela (affidata a lei e al marito in seguito ad un incidente stradale in cui persero la vita i genitori), inculcandole la più stretta e rigorosa morale cattolica e ripudiando, di conseguenza, le radici africane della cultura brasiliana, con i suoi candomblé ed i riti blasfemi.
Solo una volta portata a termine la delicata missione (insegnare a dona Adalgisa le gioie della vita; permettere a Manela di vivere il suo amore con Miro, fino a quel momento ostacolato duramente dalla zia; salvare padre Abelardo dal tentativo di vendetta del fazendeiro Costa), la Santa potrà presentarsi al Museo d'Arte Sacra e lì riassumere la forma di statua, giusto in tempo per il vernissage della mostra.
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