Forse Che Sì Forse Che No
Gabriele D\'Annunzio
Trama: "Forse", rispondeva la donna, quasi protendendo il sorriso contro il vento eroico della rapidità, nel battito del suo gran velo ora grigio ora argentino come i salici della pianura fuggente
Così inizia quello che Roncoroni definì emblematicamente scegliendolo come titolo del suo intervento a un convegno dedicato al Forse "l'ultimo romanzo" del Vate. Fu infatti lo stesso D'Annunzio a definire il successivo "La Leda senza cigno" (1916) un semplice "racconto".
La donna a pronunciare quel "forse" è Isabella Inghirami, probabilmente nella realtà la contessa Giuseppina Mancini, come risulta dal taccuino del 14 agosto 1908: "Il vento agita il velo bianco di Giusi". Quel "forse" sarà un leitmotiv e già ben descrive i continui ripensamenti di Isabella che, innamorata di Paolo Tarsis, prova continui rimorsi per quel suo sentimento: sarà questa indecisione a renderla ancor più affascinante e desiderabile agli occhi dell'amato. Il suo carattere è mosso dall'alternarsi di momenti di ritrosia ad attimi di lascivia furibonda; sente però sempre su di lei il senso di colpa, così profondo e persecutorio da generare nella sua mente stati allucinatori e paranoie. La sorella Vana, nella sua mente, da nome diventerà fantasma e voce. Vana è una visione ossessiva e continua, perché (è questa la causa dei mali di Isa) anche Vana è innamorata di Paolo, pur non essendo corrisposta. Vana, pagina dopo pagina, occuperà sempre più spazio nella mente della sorella, che sentirà sempre più prepotentemente, nella notte stellata come nella sua anima, i passi agitati della solitaria vergine suicida. Amore e gelosia le agiteranno. Suicidio e follia le separeranno.
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