Convivio

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Convivio

Dante Alighieri

Anno: 1307
Dettagli: Opera composta da Dante durante l'esilio

Trama: Il primo trattato ha funzione di proemio, non essendo quindi commento di nessuna poesia, è autonomo; in esso esprime infatti le ragioni e gli scopi dell'intera opera. L'opera, pur essendo scritta in volgare, non è da considerarsi di tipo divulgativo popolare, ma di esaltazione di una lingua; tende a sottolineare infatti l'azione già intrapresa con il De vulgari eloquentia.

Nel II trattato viene commentata la canzone "Voi che'ntendendo il terzo ciel movete". Il commento vero e proprio è preceduto da un'introduzione di carattere generale sul criterio seguito dall'autore nell'interpretazione. Dante passa quindi ad analizzare la canzone preposta al trattato, fornendo innanzi tutto i dati anche strettamente biografici necessari alla spiegazione letterale di essa; in tal modo il Convivio accoglie al proprio interno la materia della Vita Nuova riattualizzandola e reinterpretandola: Dante informa che dopo la morte di Beatrice egli cercò di consolarsi con lo studio della filosofia, in particolare aiutato dalla lettura di Severino Boezio e di Cicerone. Su questa base, l'interpretazione allegorica della canzone permette di fare della "donna gentile" di cui hanno già narrato i capitoli XXXV-XXXIX della Vita Nuova la rappresentante della filosofia. Fu essa appunto, con il suo amore, a consolare Dante per la scomparsa di Beatrice.

Il III trattato è un elogio alla sapienza, la quale è per Dante la somma perfezione dell'uomo. In questo trattato vengono affrontati argomenti filosofici, argomenti per i quali si era appassionato dopo la morte di Beatrice con la lettura del DE CONSOLATIONE PHILOSOPHIAE di Boezio. L'amore nobile cantato dal sommo poeta nel trattato non è altro che un'allegoria dell'amore per la materia (filosofia). Inoltre viene trattata la canzone "Amor che ne la mente mi ragiona".

Nel quarto trattato, ovvero l'ultimo scritto, si affronta il problema morale della nobiltà, trattando la canzone "Le dolci rime d’amor ch’io solia"; a quel tempo infatti vi erano due grandi schieramenti opposti: quelli che credevano nella nobiltà di sangue e quelli che credevano invece in quella spirituale (di cui Dante faceva parte).


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